Selma James in Il Manifesto: «Per affermare il valore della cura, sciopero globale»

INTERNAZIONALE

Intervista. La cura è un’attività umanizzante, si diventa un essere umano completo quando si rende l’altro centrale nel proprio operato, oggi gli uomini stanno imparando

 Selma James

Insieme a Nina Lopez (portavoce del Collettivo Inglese delle Prostitute) siete state a Gottinga, in Germania, per parlare di sciopero delle donne. Che impressioni hai avuto dal dibattito e dagli incontri a latere?

Prima di andare a Gottinga abbiamo avuto una serie di incontri a Berlino, un’esperienza molto ricca per noi. Abbiamo imparato molto. A Gottinga è stato diverso, un incontro più accademico. Si è discusso molto della definizione, cioè se chiamarlo «sciopero femminista» o «sciopero delle donne». Tra le ragioni di chi voleva chiamarlo «sciopero femminista», a parte quella dell’inclusione di persone trans o di altri generi, c’era quella dell’inclusione degli uomini, alcuni di loro sono femministi e in questo modo sarebbero stati inclusi. Il secondo motivo, era quello di volersi differenziare dalle donne che non sono femministe. Provo a dire la mia su questi punti. Penso sia importante per gli uomini avere un rapporto con lo sciopero e vederlo come un potenziamento per loro. Gli uomini sono stati sempre esortati a dire sciocchezze sulle donne, ma mai a parlare del proprio sfruttamento, di come soffrono, della loro posizione all’interno della famiglia, di cosa significhi essere uomini,di cosa significa vivere con la silouette maschile, di uomo macho che ti viene imposta. Penso sia tempo che gli uomini riconoscano che il rapporto tra loro e le donne è un rapporto di potere. Quindi non vogliamo che gli uomini siano tagliati fuori dallo sciopero, ma che lo appoggino perchè il potere che le donne costruiscono serva è anche per la loro liberazione. Lo sciopero globale delle donne è ovviamente inclusivo verso le persone transgender. Ognuno deve potersi identificare nel genere che desidera e aderire allo sciopero. Allo stesso tempo, rispetto alle esitazioni nel chiamarlo «sciopero delle donne», non credo che le donne debbano essere invisibili per far sì che lo sciopero abbia successo. Perché allora tanto varrebbe chiamarlo sciopero generale. Rendere le donne invisibili apre il varco all’agenda maschile. Altra cosa che non condivido è che la donna che si definisce femminista sia diversa dalle altre donne. Difficilmente le donne che vivono le situazioni più difficili, le donne deportate, si autodefiniscono femministe e al contrario molte donne in Parlamento si definiscono femministe, e poi votano le misure di austerity. Io mi dichiaro femminista, ne ho il diritto, ma in un movimento di massa non comincerei con ciò che esclude la base.

La cura prima era appannaggio delle donne, oggi forse questo è meno scontato, ma la cura è spesso delegata alle persone più povere. Come vedi il futuro della cura libera dallo sfruttamento?

Penso sia una parte cruciale della lotta di classe in questo momento. È una battaglia delle donne quella per avere il lavoro di cura riconosciuto, affinché la cura non ci impoverisca, affinché non sia la nostra unica mansione, affinché ognuna abbia altre opzioni. Il partito conservatore ha una soluzione per questo: i robot, un robot che controlla se la persona è ancora viva. Ma la verità è che la cura non può essere un lavoro come gli altri e che non può essere robotizzata. La cura è una relazione con persone a cui teniamo e non solo di cui ci prendiamo cura. La società deve dare la priorità a questa attività, questa è la mia soluzione. La società deve ricostruire se stessa a partire dalle relazioni, che sono relazioni di cura data ma anche ricevuta. Se costruiamo un movimento di massa, e non credo che oggi si possa fare a meno di questo, dovremmo elaborare come prima cosa come organizzare la cura. Ad esempio quanto le persone che ricevono cure possono autodeterminare ciò di cui hanno bisogno. Oggi molte persone anziane sono escluse dalla società, perché ci si possa occupare di loro in maniera più efficace, sono messi negli istituti. Questo accade anche con molti bambini, non possiamo decidere come e quando stanno negli asili perché siamo costretti a lavorare per il profitto di qualcun altro. Noi donne, e anche gli uomini, stiamo lavorando troppo, e non è necessario, temono che se non andiamo a lavorare possiamo fare qualcosa di terribile, come organizzarci contro il sistema. Dobbiamo ridurre la quantità di lavoro nei paese industrializzati, e collaborare con i paesi più poveri per trovare le tecnologie che consentano anche a loro una liberazione dall’incredibile quantità di lavoro che sono costrette a fare. Faccio un esempio legato alla Germania, c’è stato uno sciopero di 900mila lavoratori del settore metalmeccanico, e come risultato si è ottenuta la possibilità di lavorare per due anni 28 ore settimanali per avere più tempo per la cura. La cosa interessante è che l’82% di questi lavoratori sono maschi. Questo è un passo avanti, significa che gli uomini vogliono più tempo per la cura, anche se può comportare un calo del reddito. La cura è un’attività umanizzante, si diventa un essere umano completo quando si rende l’altro centrale nel proprio operato, oggi anche gli uomini stanno imparando. Ma ci deve essere tempo e spazio per questo, e ci deve essere denaro che consente di fare questo. Il mio punto è che la questione della cura si affronta rendendola una priorità collettiva.

Il movimento delle donne curde porta avanti una battaglia importante in un contesto difficile come quello mediorientale. Come pensi che si possano connettere le lotte che spesso si danno in contesti e in forme diverse?

La questione cruciale è l’indipendenza finanziaria in tutto il mondo, chiedere denaro o la terra, a volte per le donne la terra può essere una fonte di indipendenza finanziaria, per come sono strutturate alcune società. Penso che la prima cosa da fare è riconoscere indipendenza economica per chi svolge attività di cura. Le donne in primis, ma non solo. Un salario che ci permetta di evitare la violenza, disertare la guerra, proteggere l’ambiente, nutrire i bambini e chiunque abbia fame. È un potere sociale del tutto nuovo quello che deriverebbe dal salario per chi si prende cura.

Cardiff People’s Assembly hosting an event with Selma James, “Women Race and Class: Uniting Our Struggles”.

Selma James – on struggles of women

On 30th November, Cardiff People’s Assembly is hosting an event with Selma James, “Women Race and Class: Uniting Our Struggles”.

International Women’s Strike planning meeting Tues 20 Nov, 6pm

Come to a planning meeting for the International Women’s Strike (IWS: 8 March 2019)
6pm, Tuesday 20 November 2018

Liz Hilton (EMPOWER-Thailand) is in London for a few days. So we are meeting now to benefit from Thai women’s struggle and especially their mass movement of sex workers. Also, Liz, Selma James and Nina Lopez (Global Women’s Strike- UK) were invited to Germany’s national IWS planning meeting and will report back.

VENUE: Crossroads Women’s Centre, 25 Wolsey Mews, London NW5 2DX

Fully wheelchair accessible (including toilet). Sound amplification available for hard of hearing people. Please let us know if you need childcare. Refreshments.

ALL WOMEN WELCOME.

Bring news and views of other IWS meetings you may be involved in.

 Report and discussion on what grassroots women in Germany, Ireland, Peru, Spain, Thailand and US … are planning for 8 March 2019. Bring your ideas and suggestions.

Last year women took action across all continents. There were speak-outs, sit-ins and occupations, pickets, banner drops, direct action, and a spectacular mass strike across the Spanish State in which six million women took part.

There’s been general agreement that women would strike in whichever ways we could from both waged and unwaged work, and that the huge contribution we make with our caring work in the family and outside would be highlighted.

Different countries and areas and groups within each country issued statements with their demands. See IWS website and this Guardian article for info on the history of IWS.

Some men, including Payday men’s network, have supported from the start. How should we ask men to support this year? How is men’s support a power for women, and how is our women’s strike a power for them?

Some unions are also with us and may send representatives. What about your union?

Ideas for demands this year include:

End poverty and destitution. Scrap Universal Credit. No evictions. No zero-hour contracts. Scrap benefit sanctions. A living wage for mothers and all carers. End the hostile environment against immigrants, asylum seekers, women and children of colour, disabled women, single mothers, claimants… A £15 per hour minimum wage for all regardless of age. End forced separation of children from their mothers. Black Lives Matter! End racism and all discrimination. Prosecute rapists not rape victims. End violence at home and at work. Direct action against environmental devastation. Increase pensions. End deportations. Decriminalise sex work. Accessible free public transport. Stop violence and discrimination vs trans and non-binary people. A shorter working week. And more…

IDEAS FOR ACTION????  Bring them to the meeting!

IF YOU’VE HAD ENOUGH – JOIN THE INTERNATONAL WOMEN’S STRIKE!!!

 Contact: Global Women’s Strike (020) 7482 2496/Facebook/@WomensStrike

“Universal Credit – a hostile environment for women”. Article in Morning Star.

SELMA JAMES AND SOLVEIG FRANCIS | TUESDAY, NOVEMBER 6, 2018

Women are more likely to be single parents and carers, which is why the attacks on welfare under the universal credit policy have been an act of political misogyny, writes SELMA JAMES and SOLVEIG FRANCIS

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THE FURY against universal credit (UC), imposing destitution and even death, is growing, even among Tory MPs.

While all claimants will be affected, women and children are its first targets and all on low incomes are undermined. As welfare is eroded, we cannot turn down even starvation wages. Bear in mind that UC rates are frozen until 2020, regardless of inflation.

UC combines income support, jobseeker’s allowance, employment and support allowance, working tax credit, child tax credit and housing benefit, most often claimed by women who, especially when we have children and other dependents, have the lowest incomes and are the ones who do without to meet the survival needs of those we care for.

The £37 billion siphoned out of the welfare budget since 2010 was mainly stolen from women. Women, especially single mothers and disabled women, are austerity’s biggest losers.

UC cuts children’s benefit — money for the second child is £11 lower than for the first and there is no money for subsequent children, which is a loss of £232 a month per child, for no reason except state control of fertility for low income women. This especially hits communities with larger families, for example Asian and Irish.

There is one degrading exception to the third or subsequent children being deprived of subsistence. Mothers can try to convince jobcentre strangers that this child was conceived by rape.

After the first two children, twins must share the benefit of a single child. The money for some disabled children is halved from £61 to £32 and 25,000 disabled single mothers will lose about £250 a month because severe disability premium is abolished.

Would-be claimants face multiple deterrents. You claim on line and within seven days must arrange an interview with a work coach.

Women with literacy problems, no smart phone or internet access, who need the library but find it closed or must stay with a sick child and miss a deadline, have been cut off. Job Centres are closing — yet another obstacle.

Those transferring to UC from tax credits have been told they won’t lose out, but “change of circumstance,” such as moving home, demands a fresh claim and this is always at the lower rate.

Domestic violence victims fleeing to a refuge — a “change of circumstance” — will be further assaulted with a lower rate.
The waiting time for the first payment is five weeks. Claimants can survive this yawning gap by applying for a DWP loan at 40 per cent interest!

In areas where UC has been introduced, evictions have soared, food bank use doubled and women forced into prostitution. DWP refuses to release reports on UC-related deaths. Dickensian class society never died.

UC is structured to prevent women having the independent income established by campaigning MP Eleanor Rathbone in 1945 with Child Benefit, paid to mothers, and later Child Tax Credit, but UC, including its child element, is paid monthly to the main wage earner, usually the man.

It reinforces the power of men, including violent ones. This was intentional. UC architect, Iain Duncan Smith, told the 2010 Tory Party conference: “There is no better shield from child poverty than strong and stable families.”

The Child Support Act (1993), abolition of one parent benefit (1997), and from 1999 ever tougher compulsory ‘work-related’ requirements for mothers (even those with infants), were the beginning of the end of single mothers’ financial independence. Our campaigning with breastfeeding mothers in 2009 eventually won an exemption for mothers of children under one, which we have kept under UC.

These cuts made way for the Welfare Reform Act 2012 which introduced UC and phased out Income Support. It also set a cap on how much benefit claimants without a waged job could get from all sources regardless of rent or number of children.

A legal challenge by single mothers failed in 2015. Judges deemed the cap to “breach the UK obligation … to treat the best interests of children as a primary consideration” but accepted it as “legitimate.”

Baroness Hale, dissenting in the Supreme Court, said the cap “breaks the link between benefit and need.”

Under UC, those accused of “not trying hard enough” to get a job are sanctioned more harshly. A work coach decides whether a woman escaping domestic violence can be exempted from job-seeking for 13 weeks.

The latest budget changes little. People can keep £381 — it was £298 — a month of their earnings before 68p is clawed back from every £1 earned above this. This ensures work does not pay, but we are still forced to do it.

£1 billion over five years is the new allocation for such changes, compared to the £1 billion a year added to defence.

UC drives austerity forward, reinforcing the attack on women who suffer 86 per cent of its cuts. Rather than simplifying, it complicates and mystifies, imposing a hostile environment on all of us, especially women, the carers.

A disproportionate number of those targeted are people of colour and/or immigrants. UC reinforces the power of men within the family even while it cuts men’s benefits too.

Our struggle to defeat it is one with the struggle for a living wage.

Employers benefit from a desperate workforce deprived of the benefits we’re entitled to. Among the hardest hit are the mothers and other unwaged family carers who, like all workers, are entitled to a living wage.

Instead they are forced into the lowest paid work while squeezing caring work into a double day.

The McStrikers and the anti-UC protests are central to the movement to finally end poverty.

  • Solveig Francis, benefits adviser at the Crossroads Women’s Centre
  • Selma James, Wages for Housework Campaign

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https://morningstaronline.co.uk/article/universal-credit-hostile-environment-women